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REnato

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Prima di tutto sono uno sconvursolato maniaco (rosanero).
Sono un 'esule', perchè vivo e lavoro a Roma; ma sono certo che presto tornerò, anche perchè ho varie missioni da compiere nella mia terra.
Quando mi innamoro do tutto me stesso, ma finora nessuna ha saputo approfittare di ciò...
Qualcuno dice che sono un po' permaloso... ma non è vero, perchè invece sono molto autoironico!! Sono molto fantasioso (ma pragmatico), ma in realtà la fantasia è solo lo strumento per raggiungere le poche cose semplici a cui aspiro... ah! amo le cose semplici e lineari, perchè le situazioni 'nturciuniate mi stressano parecchio.
Dentro di me si concentrano tanti personaggi: un supereroe (Uomo Ragno), un commissario siculo-romano (ColleAlbano), un campione di calcio a 5 (Renaldo), un sommo filosofo (sono famosi i miei "renut-pensieri"), un rivoluzionario (Re Guevara), un cavaliere di altri tempi (Don Chisciotte), nonchè fido scudiero della cara Inquisitrix, ed infine, da poco, un vocalist di successo ("The Voice").
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Rﻉnuτ ... RenatISSIMO

renut-pensieri: riflessioni di uno sconvursolato
August 26

Is. 49, 15

Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il Figlio delle sue viscere?
Anche se si dimenticasse,
io non mi dimenticherò mai di te.
 
(Is. 49, 15)
August 08

renATO patentATO... ovvero REcentauro

Ce l'ho fatta!
Ieri pomeriggio ho (brillantemente!) superato l'esame per la patente A2 automatica.
 
Voglio ringraziare di cuore tutti coloro che hanno avuto fiducia in me.
In primo luogo Riky1, che ha avuto il coraggio di fare salire un Renato impaurito e titubante sul suo SH150i nuovo fiammante.
E Ale, che mi ha dato fiducia e mi ha concesso l'uso del suo (pure lei) SH150i... è stata la svolta.
E grazie anche ad altri.
 
E pensare che fino a gennaio non ero mai stato nemmeno in bici!
 
Ed è solo l'inizio...
L'anno prossimo... patente C (camion)? hihihi!

Gollum (da "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien)

A Frodo parve improvvisamente di udire, distinte ma lontane, voci del passato:
Che peccato che Bilbo non abbia trafitto con la sua spada quella vile ed ignobile creatura quando ne ebbe l'occasione!
Peccato? Ma fu la Pietà a fermargli la mano. Pietà e Misericordia: egli non volle colpire senza necessità.
Non ho nessuna pietà per Gollum. Merita la morte.
Se la merita! E come! Molti tra i vivi meritano la morte. E alcuni che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze.
«Molto bene», rispose ad alta voce abbassando la spada. «Ma ho ancora paura. Eppure, come vedi, non toccherò questo essere. Infatti, ora che lo vedo, mi fa pietà».
 
(da "Il Signore degli Anelli - Le due torri", J.R.R. Tolkien)
 
June 27

Il miracolo del piccolo Finley il bambino nato tre volte

Il miracolo del piccolo Finley il bambino nato tre volte

di Luca Doninelli, il Giornale, 9/6/2008

 
La prima cosa che il mondo ha saputo, a proposito di Finley Crampton, è che ha le orecchie a sventola. Le ha prese da papà. Dalla mamma ha preso invece il colore chiaro degli occhi.
Finley non si trova qui da ieri. Ha già sei mesi, sta piuttosto bene ed è cittadino inglese. E, se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo stare certi che di lui sentiremo parlare ancora.
Finley infatti è vivo perché né la pillola anticoncezionale né un aborto terapeutico sono riusciti a sradicarlo dal grembo nel quale aveva cominciato a esistere, 19 settimane prima di apparire davanti agli occhi stupefatti dei medici di un ospedale del Nottinghamshire, gli stessi che 11 settimane prima avevano cercato di toglierlo di mezzo.
Quella di Jodie, la mamma, è una storia dolorosa. Jodie è portatrice di una malattia genetica che le è costata la perdita del primo figlio, a solo venti minuti dalla nascita, e la grave menomazione del secondo, di un anno maggiore di Finley. Per questo aveva deciso di non avere più figli, cominciando ad assumere sistematicamente la pillola.
Accortasi, con stupore, di essere nuovamente incinta, era tornata in ospedale per abortire, ci ha provato e il risultato di tutta questa vicenda è che Finley è qui.
Non si tratta, come si vede, di una storia di accanimento terapeutico, ma solo di una storia dolorosa con un inaspettato lieto fine, e questo non è perciò un articolo antiabortista, nel senso che la vita va ben oltre l’antiabortismo. La vita, che tendiamo a dare per scontata, e che richiede viceversa la nostra massima attenzione.
Quello che Finley ha da insegnarci, è per tutti. Ci insegna che la vita non è un «principio», un’idea, un’astrazione, ma un fatto, una cosa. Ricordate - dice Finley - che la vita è questa cosa che i medici del Nottinghamshire si son trovati davanti, restando con un palmo di naso dopo aver fatto il possibile per eliminarla. Certo, l’aborto può essere stato eseguito male, e il dosaggio delle pillole mal calibrato. Posso spingermi a pensare che la regolarità di Jodie nell’assunzione della pillola non sia stata esemplare, e che Jodie, nel fondo del cuore, desiderasse ardentemente altri figli dopo i primi due.
Nulla toglie però che si debba fare chapeau davanti alla vita, che diventa non solo trifoglio o mosca o gallina, ma uomo: alla sua tenacia, alla sua dura volontà, alla sua irriducibilità. La vita non coincide con i nostri programmi, è quello che è. Dirle di sì è l’accettazione di quello che tutta la cultura in cui siamo immersi ci insegna a odiare, perché la cultura in cui siamo immersi ci dice che la vita ha un senso solo se è come noi vogliamo.
E in questo, scusatemi se insisto, fa poca differenza l’ideologia di riferimento. Un cattolico sa bene, se non ha perso il cervello, com’è facile anche per lui accontentarsi della sua vita cattolica «bell’e fatta», come diceva Péguy. E la cultura dominante non si esprime tanto nell’abortismo (che è solo una conseguenza), quanto piuttosto in questa mediocrità, che spesso rimane anche quando ci si trasforma in fanatici e urlanti difensori dei più sacri principi.
La vita è il contrario di questo. Soprattutto in quello che è, come si diceva, il suo esito più inimmaginabile e in qualche modo più inaccettabile: l’uomo (un bel gattino è molto più accettabile).
Scrisse Hannah Arendt: «Gli uomini, nella misura in cui sono qualcosa in più che un fascio di reazioni animali e un adempimento di funzioni, sono del tutto superflui per il regime. Questo infatti non mira a un governo dispotico sugli uomini, bensì appunto a un sistema che li renda superflui».
Perciò che Dio benedica te e le tue orecchie a sventola, Finley, e con te questa cosa imperfetta, sporca, piena di guai, ma tenace e invincibile, che è la vita. Il solo augurio umano che possiamo fare a noi stessi è di riuscire ad affrontare fatiche e dolori nello stesso modo in cui tu hai affrontato i tuoi.
 

Da un altro articolo:

Dopo il dramma, lungo nove mesi, ecco il miracolo: Finley, il bambino che aveva deciso di nascere ad ogni costo, si affaccia alla vita in condizioni ottimali, con la possibilità di condurre una vita normale. Per mamma Jodie e papà Billy è una gioia indescrivibile, un miracolo. Solo un pensiero per quello che è stato: "Se quell'operazione fosse andata a buon fine, commenta Jodie, Finley adesso non sarebbe qui".

I genitori chiederanno ai medici il risarcimento come per il bambino di Gela?

La forza della vita è superiore a tutto. Meno male!

Nato malgrado aborto,chiesti danni

Nato malgrado aborto,chiesti danni

Gela, ospedale dovrà risarcire donna

Ha dato alla luce il suo terzo figlio nonostante l'ospedale le avesse garantito che l'interruzione volontaria della gravidanza era avvenuta con successo. Ora l'azienda ospedaliera dovrà risarcire i danni (calcolati in 80mila euro) alla madre. La vicenda risale al 1999 quando la casalinga 40enne di Gela (Caltanissetta) si accorse di essere incinta. Il risarcimento è stato deciso dalla sezione civile della corte d'appello di Caltanissetta.

All'epoca dei fatti la donna, in precarie condizioni di salute, non se la sentiva di portare avanti la gravidanza: troppo pericolosa, sia per l'età sia per le malattie che la stavano assillando in quelle settimane. Ne parlò con il medico di famiglia, con ostetrici e assistenti del consultorio familiare. Infine, d'intesa col marito, un operaio di 45 anni, decise di abortire. All'ospedale di Gela, all'epoca, i medici della divisione di ostetricia e ginecologia erano tutti obiettori di coscienza.

L'interruzione della gravidanza fu eseguita da un sanitario convenzionato esterno. Sulla cartella clinica ospedaliera fu riportata la perfetta riuscita dell'intervento. Nessun controllo post-operatorio però sarebbe stato eseguito o prescritto alla paziente, che, alcune settimane dopo, accusando nuovamente i sintomi della gravidanza, si rivolse a un ginecologo privato.

Eseguiti gli accertamenti, l'ignaro medico, si complimentò con la donna, annunciandole che era incinta di cinque mesi. Oggi quel bambino ha 9 anni. I genitori si rivolsero alla magistratura che in primo grado condivise la linea di difesa dell'ospedale di Gela (perché, dissero, "l'aborto terapeutico a volte può fallire"). Ora i giudici della Corte d'Appello sono stati di parere opposto. L'azienda ospedaliera ha annunciato il ricorso per Cassazione.

(Fonte: TGcom 23/6/2008)


Un altro bambino miracolato; non perchè è nato sano, ma perchè è sopravvissuto all'aborto. "La donna non se la sentiva di portare avanti la gravidanza". Evidentemente il bambino era di opinione contraria. Questo bimbo ha ribadito il proprio diritto a nascere, superiore al diritto di qualunque madre, perchè sulla vita altrui nessuno può accampare diritti, soprattutto su quella di poveri bambini innocenti.

Il bambino oggi ha 9 anni, per cui è capace di capire tutto quanto; è capace di capire che i genitori, invece di accoglierlo come un dono del Signore, hanno lottato in tutti i modi per avere il risarcimento per la sua nascita. Il che equivale ad una non accettazione. Povero bambino! Venuto al mondo tra tante difficoltà e costretto a vivere con genitori che avrebbero preferito che non fosse mai nato, o che utilizzano la sua nascita solo come fonte di guadagno! Con che faccia questi genitori sono andati avanti nella causa, facendo ricorso dopo una sentenza contraria?

E pensare che ci sono tante coppie che figli non riescono ad averne!

Che vergogna!!!

Aborti clandestini

Aborti clandestini,4 fermi a Napoli

Indagini su tre medici e una segretaria

Due medici ginecologi, un anestesista ed una segretaria ritenuti responsabili una serie di aborti clandestini sono stati sottoposti al provvedimento di fermo dai carabinieri di Napoli. Nel corso di indagini, i carabinieri hanno accertato che i due ginecologi, con l'aiuto dell'anestesista e della segretaria, hanno praticato una serie di interruzioni di gravidanza nello studio privato di uno degli operatori sanitari.

I quattro sono accusati di essersi associati per commettere interruzioni di gravidanza in violazione alle disposizioni della legge 194 del 1978. I carabinieri hanno accertato che i le interruzioni di gravidanza avvenivano in ambiente non ospedaliero ed in particolare nello studio privato di uno degli operatori sanitari. Uno dei medici è ritenuto anche responsabile di violenza sessuale poichè, approfittando dello stato di bisogno di una straniera che si era rivolta a lui per un aborto illegale, l'aveva costretta ad un rapporto sessuale.

(Fonte: TGcom 24/6/2008)


Ma non si diceva che la legge 194 avrebbe eliminato gli aborti clandestini? Come mai esistono ancora? Non è che per caso queste notizie mostrano il fallimento della 194? Chissà...

June 24

Un terrorista s’aggira per l’Europa

Un terrorista s’aggira per l’Europa

Maurizio Blondet    18 giugno 2008
http://www.effedieffe.com/content/view/3633/165/
 
Salvo errori, non mi pare che i media abbiano dato notizia della reazione del presidente ceco, Vaclav Klaus, alla notizia del «no» irlandese al trattato di Lisbona. Eccola:

«I risultati sono, voglio sperare, un messaggio chiaro per tutti. E’ una vittoria della libertà e della ragione su progetti elitari artificiali e sulla burocrazia europea. Il progetto di trattato di Lisbona è finito oggi, con la decisione degli elettori irlandesi, e la sua ratifica non può continuare».

E Klaus – intellettuale, economista e scrittore, che parla un ottimo italiano avendo insegnato in università nostre, quando si esiliò dal regime comunista - ha insistito. In una intervista al quotidiano Lidove Noviny, ha detto: «Lasciamo che la gente che vive sul continente europeo continui ad essere ceca, polacca, italiana, danese... non facciamone degli europei. E’ un progetto sbagliato. La differenza tra il ceco, il polacco, il danese, l’italiano e l’europeo è la stessa che esiste tra la lingua ceca, polacca, italiana e danese e l’esperanto. L’europeismo è l’esperanto: una lingua artificiale, morta».

Per confronto, ricordiamo le parole del presidente nostro (o meglio: quello che ci hanno dato), Giorgio Napolitano: «Quelli che sono anti-Unione Europea sono terroristi. E' terrorismo psicologico evocare lo spettro di un super-Stato europeo».

Evidententemente il presidente ceco risponde all’identikit tratteggiato dal Napolitano: benchè uomo di fine cultura e che non rubacchia sulle note-spese, è un terrorista. E del tipo più pericoloso: la sua mite opposizione all’europeismo burocratico – esperanto artificiale rispetto a lingue vive – nasce chiaramente da un forte sentimento della storia, della tradizione, del radicamento di ogni popolo. Ciò che l’eurocrazia vuole sradicare, per trapiantarci nella modernità totalitario-amministrativa.

Il totalitarismo, anche quando si presenta in forma euro-gelatinosa, non tarda a dare i suoi frutti. Ne abbiamo un assaggio nelle minacciose frasi del primo ministro sloveno, Janez Jansa (è presidente di turno della UE) all’indomani del no dell’Irlanda: «Inviterò il primo ministro irlandese a spiegare le ragioni del rigetto del trattato da parte del popolo irlandese» (1).

E’ l’ingiunzione a fare «autocritica», come chiedevano i giudici staliniani al tempo delle grandi purghe, quando mettevano sotto processo importanti membri del partito «deviazionisti». Il linguaggio è lo stesso. Del resto i capi sloveni sono usciti da pochissimo dal «sistema» di allora, ne hanno mantenuto le abitudini mentali. Il povero premier irlandese, a dire il vero, ha fatto di tutto per far vincere il sì. La sua colpa è, come dicevano i giudici comunisti, «oggettiva». Non ha messo in riga il suo popolo. Si giustifichi.

Un premier eletto dagli irlandesi deve giustificarsi davanti allo sloveno? Tutti coloro che ripetono in questi giorni che l’Irlanda non conta perchè è piccola, non rilevano che la Slovenia è altrettanto piccola. Ma la Slovenia ha il diritto di impancarsi a procuratore d’accusa, perchè la sua posizione è ideologicamente corretta: marcia «all’avanguardia della storia», come dicevano in URSS i nomenklaturisti che chiamavano se stessi «avanguardia del proletariato».

Il giro mentale è il medesimo. La convocazione slovena dell’irlandese è ciò che in URSS si chiamava «internazionalismo».
A cui seguiva magari «l’aiuto fraterno» con carri armati a un partito comunista messo in pericolo dalla volontà popolare, come a Praga 1968. Che  Napolitano ci si senta a casa sua, non è strano.

Stessa e identica è la doppiezza fra il discorso ufficiale e quello che della nomenklatura quando parla all’interno a se stessa. Fra la lingua di legno propagandistica e quella di Giscard d’Estaing, per esempio, il grand commis di tutte le massonerie più chic, il distillatore della costituzione europea che è stata bocciata da francesi e olandesi:

«La differenza tra la costituzione originale e l’attuale trattato di Lisbona è più di approccio che di contenuto... le proposte  del trattato costituzionale originario sono praticamente immutate. Sono solo state disperse in vari vecchi trattati, in forma di emendamenti. Perchè questo sottile cambiamento? In primo luogo, per scongiurare ogni minaccia di referendum evitando ogni forma di vocabolario costituzionale. Ma alzate il coperchio e guardate nella scatola degli attrezzi: tutti gli stessi attrezzi  innovativi ed efficaci sono lì, proprio come sono stati magistralmente forgiati dalla Convenzione Europea... L’opinione pubblica sarà indotta ad adottare, senza saperlo, le proposte che non osiamo presentare ad essa direttamente... Tutte le proposte di prima sono nel nuovo testo, ma saranno nascoste e mascherate in qualche modo».

Karel de Gutch, ministro degli Esteri del Belgio: «Il trattato costituzionale (quello bocciati da francesi e olandesi, ndr) si proponeva di essere più leggibile; questo (di Lisbona) si propone di essere illeggibile. E’ un successo».

Jean-Claude  Junker, primo ministro del Lussemburgo: «Certo che c’è trasferimento di sovranità. Ma sarebbe intelligente attrarre l’attenzione dell’opinione pubblica su questo fatto?».

Non vale opporre che nella UE non ci sono (ancora) i tribunali speciali nè i gulag: gente che pensa in questo modo è pronta letteralmente a tutto, pur di imporre l’ideologia «scientificamente giusta» che coincide, guarda caso, con il loro potere.
Del resto si sono già dotati degli strumenti: la psico-polizia, Eurojust…

L’accusa è già pronta, e contro tutti i nemici interni l’ha formulata il nostro (il loro) Napolitano: «Terrorismo».

In URSS, negli ultimi tempi, gli intellettuali dissidenti non venivano più trattati da criminali, ma da malati mentali. Psichiatri ben istruiti fornivano la diagnosi: di  schizofrenia, diagnosticabile dai seguenti sintomi: «originalità – formulazioni ideologiche – paura e sospetto – religiosità – scarso adattamento all’ambiente sociale – revisionismo» (2).
Il pensiero sottostante a questa psichiatria di regime era: poichè il socialismo realizzato è «la realtà» stessa, questi che si oppongono alla realtà non possono essere che disturbati mentali. Da internare coattivamente.

Ebbene, su questa china si è già posta Barbara Spinelli, che su La Stampa ha commentato in un furente articolo il «no» irlandese come «una favola raccontata da un idiota, piena di furore e di foga, e che non significa niente». Insomma come una malattia mentale (3).

La Spinelli non è una giornalista privata. E’ la figlia di Altiero Spinelli – l’europeista primario, di cui Napolitano è erede minore – e l’amante di Padoa Schioppa, il creatore dell’euro come lo conosciamo. Dunque svolge, nella nomenklatura eurocratica, la stessa funzione che nel PCUS svolgeva la Krupskaia, la moglie di Lenin.

Stalin rischiò di giocarsi la carriera per aver canzonato la Krupskaia: «Perchè  dovrei inginocchiarmi a lei? Il fatto di andare a letto con Lenin non significa capire il marx-leninismo. Solo perchè usa la stessa toilette di Lenin...». La morte di Lenin lo salvò dalle conseguenze (4).

Perciò vale la pena di ascoltare la Spinelli e il tipo delle sue accuse. Queste sono un crescente delirio: assolvono l’eurocrazia di tutto, danno la colpa di quel che è successo a tutti gli altri.

Ce l’ha con gli «automi addestrati» che dicono: l’eurocrazia non ha saputo comunicare. L’inviperita figlia e amante dell’euro salta sù: «Della comunicazione sono responsabili  i comunicatori, (ma anche) i destinatari della comunicazione, e ciò che sta in mezzo: i media». Dunque i colpevoli sono il pubblico (l’Europa ha comunicato, ma lui è duro di comprendonio) e i media che dovevano trasferire il verbo ai cretini.

«I referendum falliti segnalano che la catena non ha funzionato». «Nel trionfo del no non c’è un responsabile; ce ne sono molti, e Bruxelles è il meno colpevole. Responsabili sono gli Stati, classi dirigenti, elettori».
In pratica, l’intera realtà ha torto, nel giusto è solo «Bruxelles». Infatti «Non è l’Europa federale che naufraga periodicamente, ma l’Europa dei falsi Stati sovrani». E’ chiaramente la sindrome del tipo: se il popolo non vuole l’oligarchia, aboliamo il popolo.

La Spinelli, a forza di andare a letto con Padoa, è senza freni. Giunge persino a vedere nel no irlandese il risultato di un complotto: «Il militante più potente del No è un ricchissimo indistriale, Declan Ganley, che s’è preparato dal 2007 fondando l’associazione Libertas. Libertas riceve finanziamenti ingenti da neo-conservatori USA e dal Foreign Policy Research Institute di cui Ganley, presidente di una ditta USA specializzata in contratti bellici, è membro da anni».

E’ la prima volta che sento la Spinelli evocare i neoconservatori USA come autori di mene segrete. Non l’ha fatto per l’11 settembre, non per l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq. Ora evoca il fantasma caro a noi complottisti – e per il quale siamo spregiati – per insinuare che i neocon ebrei hanno tramato contro Bruxelles, e il suo caro Padoa Schioppa.
E’ diventata persino «anti-americana».

C’è quasi da ridere. Specie a immaginare cosa avrebbe scritto la Spinelli se in Irlanda avesse vinto il «Sì»: sarebbe stato tutto un coro di applausi, voto importantissimo, è la legittimazione popolare del trattato di Lisbona. Ora è il voto di pazzi, che non significa nulla.

Ci sarebbe da ridere se la Spinelli non fosse la Krupskaia dei nostri giorni, espressione del potere della nomenklatura. Le conseguenze potrebbe pagarle Vaclav Klaus con il suo popolo ceco, che hanno già conosciuto il pugno della nomenklatura precedente. Difatti, la repubblica ceca non ha ancora ratificato Lisbona. Il trattato è all’esame della sua Corte Costituzionale; senza il parere positivo della Corte, il parlamento non può ratificare. La Corte sta prendendo tempo, va per le lunghe: non legge bene l’esperanto. A giudicare dalle parole del presidente, il clima in Cekia non è proprio eurocratico. E il primo semestre del 2009, dopo la presidenza di turno di Sarkozy, toccherà alla repubblica ceca prendere la presidenza a rotazione: il periodo in cui il trattato di Lisbona doveva andare in vigore, senza quell’intoppo dell’insignificante Irlanda.

Terroristi dal volto umano, come già nel 1968. Noi schiavi sotto la nomenklatura occidentale speriamo nel loro coraggio.
In un’altra Primavera di Praga.




1) Soeren Kern, «Why Irish voters rejected the Lisbon Treaty», Brussels Journal, 16 giugno 2008. Tutte le citazioni che seguono sono tratta da questo articolo, che indica in nota le fonti.
2) Fu lo psichiatra Andrejj Snežnevskij, che ‘creò per i dissidenti la fattispecie patologica della «schizofrenia latente». Snežnevskij, direttore dell’Istituto di psichiatria presso l’Accademia delle Scienze mediche dell’URSS, e dell’Istituto di psichiatria forense di Mosca Serbskij, diede una «definizione oltremodo estensiva di schizofrenia». Secondo la sua interpretazione, che divenne l’interpretazione "ufficiale", la schizofrenia «non è necessariamente accompagnata da sintomi esterni, anche quando è abbastanza grave da giustificare un’ospedalizzazione coattiva». La schizofrenia «latente» per l’appunto, o «dal decorso lento». Snežnevskij spiegava come «le persone a contatto con simili casi non hanno l’impressione che si tratti di evidente pazzia», ed anche come «l’apparente normalità di tali persone malate […] viene usata dalla propaganda anti-sovietica per affermare calunniosamente che esse non soffrono di disordine mentale.
3) Barbara Spinelli, «Le false favole europee», La Stampa, 15 giugno 2008.
4) Stalin «mancò di rispetto alla Kupskaia» con una battuta pesante delle sue: le disse che se non obbediva, il comitato Centrale del PCUS avrebbe assegnato al compagno Lenin un’altra moglie.
June 13

Il prezzo della benzina

Nel 2000:
1 $ = 1.2€ e 1 barile di petrolio = 60$
e quindi 1 barile = 72€

Oggi:
1 $ = 0.62€ e 1 barile circa 125$.
e quindi 1 barile = 72,3€ (!)

Se in Europa il barile costa uguale rispetto al 2000, perche la benzina è aumentata così enormemente?
E SI DICE che l'aumento del prezzo dei carburanti determina l'aumento delle bollette e soprattutto dei prezzi dei beni di prima necessità (pane, pasta, latte). Ammesso (E PER NULLA CONCESSO) che sia vero, allora non avremmo dovuto avere aumenti.
E ancora, il prezzo della pasta è cresciuto del 20.7% in un anno, quello del pane del 13%, cioè più dell'aumento del prezzo della benzina. Il che è assurdo.
 
Quando ci sveglieremo e capiremo che c'è un complotto che mira ad impoverire la popolazione per sottometterla più facilmente? 
June 06

Gli promette nozze, esce dal coma

Gli promette nozze, esce dal coma

Venezia, sabato il matrimonio in Comune

Gli aveva promesso di sposarlo per aiutarlo a svegliarsi dal coma e lui, aprendo gli occhi, le aveva subito indicato l'anulare sinistro, facendo il gesto dell'anello. E' questa l'incredibile vicenda di Anna Guarinoni e Guido Franzon, una coppia di Chirignago (Venezia), che ha deciso di sposarsi dopo aver vissuto momenti drammatici. Sabato ci sarà il lieto fine della loro storia con le nozze in Municipio.  

Il matrimonio arriva dopo 12 anni di convivenza e un figlio di 5 anni. Una scelta fortemente legata alla promessa fatta in ospedale. "La decisione del fatidico sì è legata a quanto successo un anno fa quando per un'infezione lui era entrato in coma - ha spiegato Anna a 'La Nuova Venezia' -. ''Andavo a trovarlo tutti i giorni in ospedale. Gli parlavo sempre, anche se lui era immobile. Un giorno gli ho detto 'Guido, ti prego svegliati. Se ti svegli, giuro che ti sposerò".

E così è stato. Guido si è svegliato dopo qualche giorno, il 10 aprile del 2007. Sorridendo ha fatto il segno dell'anello, come a dire che una promoessa va mantenuta. Per lui, maestro vetraio, il matrimonio era un sogno, il giusto coronamento del suo amore per Anna. Sabato sarà il grande giorno.
 
(da TGCOM)
 
 
E ora lo deve sposare sul serio!
12 anni di convivenza non l'avevano convinta! Del resto, c'è scritto che per lui il matrimonio era un sogno; se non si sono sposati prima, evidentemente per lei non lo era altrettanto.
C'è da dire che lui è stato veramente paziente. Quante coppie scoppiano perchè uno dei due non si decide mai a fare il grande passo? E ne conosco pure una! Solo che quando è l'uomo che non vuole sposarsi, la donna si rompe e lo manda a quel paese; quando è la donna che non vuole sposarsi, invece, noi uomini ci dimostriamo quali siamo, cioè completamente dipendenti dalle nostre compagne (io per primo). Credo che sia la nostra fragilità maschile, mascherata da troppo amore. Perchè o le donne amano meno degli uomini, o noi uomini senza di loro siamo fragili, mentre loro sono comunque forti in quanto donne... o un po' e un po'. Del resto, se le donne sopravvivono parecchi anni o decenni alla morte del loro uomo, mentre molti uomini seguono a ruota le loro donne nella tomba, ci sarà un motivo!
Poveri noi! Almeno, voi donne, tenete in considerazione questa nostra fragilità e abbiate un po' di compassione per noi. [ovviamente sto parlando degli uomini che meritano, non dei figli di #@##@]
 
Comunque, non è bello che si decida di sposare un'altra persona per pietà... opinione personale.
May 29

Il cacciatore di aquiloni

Ieri ho visto un film al cinema. Non mi ricordavo il titolo e perciò ho ripetuto per una settimana a tutti quanti che sarei andato a vedere "Dove osano gli aquiloni", "Dove volano gli aquiloni", "L'impero degli aquiloni", "Il portatore di aquiloni"... insomma, un film che parlava di aquiloni. E infatti il vero titolo era "Il cacciatore di aquiloni".
Dopo aver bevuto una brocca di caffè sono andato allo spettacolo delle 22.50... è finito alle 24.50! Però, vuoi per il caffè, vuoi per il film in se' che era tutt'altro che noioso e appallante, vuoi per la ragazza che mi stava accanto che se mi fossi addormentato mi avrebbe preso a testate, sono rimasto sveglio, vigile e attento per tutta la proiezione.
Bello davvero, questo film. Ambientazione meravigliosa, che mi ricordava, tra l'altro, l'ultimo libro che ho letto, anzi, divorato ("L'armata perduta"). Strazianti per me le scene della malattia del padre del protagonista, perchè in lui ho visto mio padre, preciso identico, in quel poco di carne e ossa... Straziante pure la scena della fuga notturna. Dolorosa la lapidazione dell'adultera. Appassionante la storia del bambino da salvare.
Le lacrimucce sono scese, e non poteva non essere così, dato che sono un sensibilone. Sono uscito dal cinema senza riuscire a dire una parola, ero completamente muto.
 
Poi, a casa, ho cominciato a riflettere. E mi sono chiesto: che sarebbe successo se il protagonista fosse fuggito a Palermo, invece che in California? In particolare, ho immaginato la scena finale con un'ambientazione diversa: il Foro Italico. Prima di tutto, non ci sarebbro state solo 7-8 persone, ma un milione di individui sdraiati sul prato, al sole, a mangiare pane e panelle. Pertanto, i bambini, per fare volare gli aquiloni avrebbero dovuto calpestare i cristiani (nel senso di cristiani, ma anche nel senso di cristiani). A parte questo... gli aquiloni comprati dai cinesi... volano tanto in alto? Forse. Sono capaci di lottare tra di loro e 'tagliarsi' a vicenda? No, quello proprio no! E poi sono tutti uguali, non si riescono a riconoscere l'uno dall'altro. Invece quelli del film erano diversi, coloratissimi. Ma lasciamo stare anche questo dettaglio... non voglio concentrarmi sugli aquiloni in se', ma sulla situazione.
Quello che mi sono chiesto è: come avrebbe reagito il papà palermitano di un bambino palermitano a cui un altro bambino (prescindendo dal fatto che fosse extracomunitario) avesse 'tagliato' l'aquilone? Immagino la scena: i "pezz'i cuinnutu!", "cosa inutile, ki minkia cumminasti?", "tu tagghiasti l'aquiluni, iu ti tagghiu 'a facci!"...!!!
A Palermo è meglio non provare a 'tagliare' un aquilone in volo.
 
May 28

L'armata perduta (Valerio Massimo Manfredi)

Da qui Xenophon passò in Tracia avendo con sé soltanto un servo e il suo cavallo.
 
- C'ero anch'io con lui - disse. E scoppiò in pianto.
 
 
(da "L'armata perduta", Valerio Massimo Manfredi)
 

L'armata perduta (Valerio Massimo Manfredi)

Quello che uno pensa e scrive quando è solo non è detto che sia la verità. La verità è ciò che uno fa nella realtà, il modo con cui si comporta. I fatti, non le parole, contano.
 
(da "L'armata perduta", Valerio Massimo Manfredi)
May 19

Una storia d'amore (Jovanotti)

 
 
UNA STORIA D'AMORE
 
io ti guarderò
illuminata con il neon delle vetrine
poi ti nutrirò
di coca-cola e di popcorn dentro ad un cine
ti racconterò
le mie bugie sul mondo e quelle sulla gente
poi ti bacerò
con tutto quanto in fiamme con le luci spente
e faremo l'amore
sulle foglie e sui prati
sul denaro e nel fuoco
dentro ai posti proibiti
fino al cuore del mondo
come due innamorati
come due innamorati
senza niente da fare
che non hanno
nient'altro
che "una storia d'amore"

io ti curerò
perchè tu c'hai bisogno di ridere di gusto
e ti ringrazierò
quando usciremo presto da un locale "giusto"
guarderò da giù
il grattacielo dei tuoi tacchi mozzafiato
e ti domanderai
se anche stavolta sono io quello sbagliato
e faremo l'amore
dentro ad un temporale
tra le luci del centro
tra le statue di sale
con il cuore impazzito
come due innamorati
come due innamorati
senza niente da fare
che non hanno nient'altro
che "una storia d'amore"
una storia d'amore
una storia d'amore
una storia d'amore
una storia d'amore
una storia d'amore
una storia d'amore
 
Jovanotti
 
Questa canzone mi fa scendere i lacrimoni...

Concerti

Maggio mese dei concerti:
2 maggio a Monreale: Mario Venuti
8 maggio a Roma (Alpheus): Le Vibrazioni
18 maggio a Roma (Palalottomatica): Jovanotti
 
Tre concerti diversi, molto diversi, ma [entrambi tutti e tre, hihihi!] bellissimi!
 
Mario venuti non lo conoscevo molto. Mi ha colpito con i suoi ritmi brasileri, le sue melodie particolari. Appena avrò tempo mi cercherò la sua discografia. L'ambiente era la piazza della catedrale di Monreale. Eravamo tre... ma niente moccoli, siamo riusciti a evitarli.
 
Alpheus, 8/5... una bellissima sorpresa mancata, ma graditissima lo stesso. Un voler bene che si è concretizzato in un quasi gesto che non è stato pienamente gesto per una beffa influenzale; un biglietto che conserverò... anzi, due. Il concerto è stato bellissimo, intenso, rock. Ho cantato fino a perdere quasi la voce. Una meraviglia.
 
E arriva il cencerto di ieri al Palalottomatica. Emozione alle stelle. Tutto indescrivibile. Serata serena e lunosa dopo una giornata piovosa. Già quella luna che se ne stava lì, bella, piena, candida, sospesa tra i grattacieli dell'EUR, quella luna creava un'atmosfera particolare. La scalinata per salire al palazzetto, l'ingresso, la ricerca del posto... il fiato che si spezza alla vista del palco... la genialata di spostarciun po' più verso il centro, in alto in alto, per vedere i video. Ma soprattutto lei. Chi mi ci avrebbe mai portato a vedere Jovanotti? Solo per andarci con lei m'è venuta una voglia matta di questo concerto. E dopo qualche peripezia siamo lì. É incantevole, lei. Non so descriverla perchè è da vivere. Emozione enorme. É il concerto a cui non ero mai stato, il concerto perfetto che non avevo mai vissuto. Continuo a vivere la mia giovinezza, a fare cose mai fatte, ma desideratissime. Divertimento grandissimo. Spazio pure per qualche lacrima quando Jova ha cantato 'una storia d'amore'... in fondo (e nemmeno tanto in fondo) sono un sentimentalone e un romanticone. Ho toccato un po' la felicità. E stento a crederci.

S'affumò

E il motorino s'affumò!
Alla fine sono sorti dei problemi e... niente più SH 150 Special.
Sono un po' triste e un po' sollevato... e un po' arrabbiato.
Adesso cercherò di riavere la caparra che avevo dato. Di chi sia l'inadempienza non importa. So solo che il contratto di compromesso non è valido... andiamo avanti.
Per una settimana sono stato appizzato al telefono, facendo abbili. Ora sono stanco di fare abbili, anche perchè mi è venuta la colite nervosa... andiamo avanti.
May 14

Abd-el-Gebbâr-Ibn-Mohammed-ibn-Hamdîs

Oh se la mia patria fosse libera, tutta l’opera mia, tutto me le darei con immutabile proponimento.

Ma la patria come poss’io riscattarla dalla schiavitù nelle rapaci mani dei Barbari?

(Lo potea forse, quando) il suo popolo si straziava a gara in guerra civile, e ciascun boscaiolo vi gittava esca al foco?

(Quando) i congiunti non sentivano carità di parentela; bagnavano le spade nel sangue dei congiunti,

E (il popolo tutto insieme) avea lo stesso piglio d’una destra le cui dita non giochino l’un a seconda dell’altro?
 
 
Abd-el-Gebbâr-Ibn-Mohammed-ibn-Hamdîs